Piemonte: il regno del nebbiolo, con una corte d’eccezione.

La qualità dei vini piemontesi negli ultimi decenni ha avuto un costante miglioramento fino ad arrivare ai vertici mondiali con la sua massima espressione: il Nebbiolo. Ma anche altri vitigni – Barbera, Dolcetto, Moscato – hanno valorizzato il territorio in modo sempre crescente.

La varietà geografica del Piemonte si divide tra le Alpi, le fasce collinari e le pianure. Da nord a sud troviamo Valli Ossolane, Colline Novaresi, Coste della Sesia e Canavese per proseguire con le Colline Torinesi, Monferrato, Roero e Langhe. Completano il panorama della regione la Val Susa, Pinerolese, Colline saluzzesi a ovest e Colli Tortonesi a est.

In queste grandi differenze territoriali e climatiche trovano spazio numerosi vitigni e vini d’eccezione che hanno trovato il proprio regno e che sono stati abilmente sviluppati e valorizzati da tanti viticoltori.

I grandi vini piemontesi, i più ambiti e conosciuti in patria e all’estero rivaleggiando con i “concorrenti” toscani, sono sicuramente Barolo e Barbaresco ma il Piemonte sa offrire anche un’ampia varietà di altri vini. Troviamo sia pregiati nebbioli che più economici ma altrettanto validi Barbera, Dolcetto, bianchi in costante crescita vini dolci che si sono affermati sempre di più raggiungendo anche importanti traguardi quali le 80 milioni di bottiglie esportate all’anno di Moscato d’Asti e Spumante.

E prima di addentrarci nei singoli vini e vitigni qualche numero: Dai 47.000 ettari di vigneti si ricavano ogni anno circa 350 milioni di bottiglie. Un dato veramente impressionante. Ancor più sensazionale il valore economico di un ettaro di Barolo, che può superare il milione di euro.

Piemonte: i vitigni

Arneis  |  Barbera  |  Dolcetto |  Favorita |  Freisa |  Grignolino |  Moscato |  Nebbiolo

Arneis

Il nome viene classificato solo nel secolo scorso, il suo significato nel dialetto del Roero è letteralmente “arnese” ma il termine si usa anche per descrivere una persona dispettosa, vivace. Come il vino che ne deriva: profumo fiorito seguito da gusto asciutto e finale dal sentore lievemente amaro e di mandorla. Questo vino si può bere sia giovane che dopo qualche anno in bottiglia.

Barbera

La Barbera, conosciuta fin dal Medioevo con il nome di “uva grigia” e catalogata ufficialmente a fine del 1700, è il vitigno autoctono italiano più coltivato dopo il Sangiovese e il più diffuso all’estero perché adattabile ai climi più disparati.

Negli ultimi trent’anni la sua qualità è salita in modo esponenziale grazie all’opera eccellente di molti produttori che hanno saputo introdurre miglioramenti a partire dalla lavorazione in vigna fino all’affinamento in cantina. La Barbera è vinificata sia in purezza sia in taglio con il Nebbiolo. Dona al vino un colore rosso rubino con riflessi violacei, tendenti al granata con l’invecchiamento. E’ un vino dai profumi intensi con note di frutta rossa, sottobosco e spezie.

Quando è vinificata con attenzione la Barbera può dare ottimi risultati e grandi vini esprimendosi al meglio per i primi 5/10 anni. Sapore piacevole con acidità unita a trama vellutata, ha le sue migliori espressioni nel Monferrato con le Docg e Dic Nizza, Asti e Alba.

Dolcetto

Di colore rosso rubino tendente al violaceo, il Dolcetto si caratterizza per un gusto piacevole, poco acido, asciutto e tannico. Ha un sentore di mora e prugna, con un accenno speziato e finale di mandorla amara. E’ un vitigno diffuso in Piemonte e Liguria e viene prodotto nelle Doc di Alba, Docg di Dogliani e Diano, Asti, Acqui fino ad arrivare alla Doc ligure dell’Ormeasco e Docg di Ovada.

Favorita

La Favorita è un’uva da tavola diffusa nella zona del Tortonese dagli inizi del secolo scorso. Il vino prodotto nella zona del Roero è molto simile all’Arneis, va bevuto giovane per apprezzarne al meglio la freschezza e i profumi e non regge l’invecchiamento.

Freisa

Il Freisa è un antico vitigno piemontese che produce, data l’elevata acidità e tannicità, vini speziati e asciutti. Viene vinificato in numerose versioni che generano Freisa secchi, dolci, giovani, affinati in legno, in purezza (nell Doc Freisa d’Asti, di Chieri e Langhe) o tagliato con altri vitigni.

Grignolino

Il Grignolino è un vitigno antico della zona tra Asti e Casale. Il nome deriva dalle sue caratteristiche: l’elevato numero di vinaccioli o “grignole” contribuiice a produrre acidità e tannicità che unite ad un corpo esile rendono il Grignolino un vino leggero, asciutto, con profumo di rosa, piccoli frutti rossi, pepe e chiodi di garofano. E’ un vino che va bevuto giovane nelle sue tre Doc: Asti, Monferrato e Piemonte. Può essere anche assemblato con altri vitigni.

Moscato

Il  Moscato è uno dei vitigni più antichi, la cui storia inizia ai tempi dei Greci e prosegue coi Veneziani che lo diffusero nel Nord Europa. Furono poi gli Inglesi a portarlo fino all’estremo sud del mondo. Il Moscato Bianco, da non confondere con il moscato di Alessandria (o Zibibbo – uva di origine siciliana che dà origine al Passito di Pantelleria) è presente in tutta Italia e in Piemonte è alla base della Docg Moscato d’Asti. Caratterizzato da dolcezza e leggerezza, il Moscato è ideale per accompagnare un dolce a fine pasto. Persistente il suo profumo intenso di muschio, fiori gialli, agrumi e frutti bianchi. Viene vinificato in versione spumante con un gusto gradevole di salvia, uvetta e miele, pieno e persistente. Nelle versioni passite si evolve invece in confettura di fichi, albicocche e pesche.

Nebbiolo

Il Nebbiolo è il re del Piemonte e ha consacrato le Langhe come zona di eccellenza nel mondo. Non si esprime solo con Barolo e Barbaresco ma anche con Docg come Gattinara e Ghemme e Doc quali Nebbiolo d’Alba, Langhe e Fara.

Ma è soprattutto tra le colline dei paesi di Barolo e Barbaresco che questo vitigno ha portato negli ultimi 30 anni alla ribalta mondiale vini di qualità eccezionale, unici per carattere, spessore, austerità. Il colore è granata, che si trasforma in sfumature arancioni con l’invecchiamento. Ha un ricchissimo bouquet di profumi che va dai frutti di bosco al tabacco, cuoio, spezie.

Sviluppa una potenza notevole e unica in bocca, soprattutto nei primi anni. Potenza che i produttori hanno saputo ingentilire con lunghe maturazioni in botte o attento uso della barrique.

Può invecchiare oltre i cinquant’anni e raggiunge il suo apice tra i dieci e i trenta.

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